Bartolozzi e Maioli bottega d’arte dal 1938

Bartolozzi e Maioli bottega d’arte dal 1938

2

Il girovagare nelle vie del centro storico fiorentino, ci ha fatto imbattere in una bottega che è vestigia di un glorioso passato e faro per un futuro basato ancora sul concetto di ‘bello’. La ditta Bartolozzi e Maioli è un esempio di come il saper fare unito allo spirito imprenditoriale, abbiano creato una case history di successo e longeva. La bottega-museo in Piazza della Passera a Firenze è uno scrigno di bellezza, una wunderkammer (leggi il nostro articolo sulla storia della ‘stanza delle meraviglie’) ancora vitale, un laboratorio dove continuano a formarsi giovani da tutta Europa. La bottega è inserita nel circuito degli Esercizi Storici Fiorentini, un albo che raccoglie tutte le attività che vantano una tradizione decennale e, in alcuni casi, addirittura secolare; un tessuto produttivo che è un autentico patrimonio di conoscenze, non solo da salvaguardare, ma da promuovere. Fiorenza Bartolozzi, ci ha aperto le porte della sua bottega-museo e questo è il racconto del nostro incontro.

Signora Bartolozzi, ci parli delle due anime dell’azienda Bartolozzi e Maioli: il restauro e il design. Come sono nate e come si conciliano oggi?
R: Tutto nasce dall’incontro felice di due giovani artigiani-artisti, il fiorentino Fiorenzo Bartolozzi e il ravennate Giuseppe Maioli, che nel Dopo Guerra hanno messo a frutto non solo l’esperienza come restauratori lignei e come scultori, ma anche il desiderio di provare nuove strade e di spaziare oltre i propri confini. In una Firenze nella quale le truppe di soldati avevano lasciato posto ad una élite anglo-americana che guardava con stupore e ammirazione alle bellezze storico-artistiche, l’italo-americano Andrea Marangoni, figlio del noto critico d’arte Matteo, suggerì ai due amici artisti di proporre i loro pezzi Oltreoceano. Il successo fu immediato. Nacque così una produzione di arredamento, una linea di design diremmo oggi, ispirata al bello e alla creatività, ancora oggi unica e riconoscibile. All’inizio la produzione avveniva nella falegnameria di Via Maggio, oggi quella falegnameria non c’è più, ma continuiamo a produrre tutto all’interno dell’azienda: dal disegno, al prototipo, fino al prodotto finito.

Il vostro patrimonio di conoscenze dello studio applicato alle arti, viene conservato in quale modo?
R: Ogni disegno e ogni prototipo sono conservati e catalogati, questo sia per agevolare la produzione, che per mantenere la memoria storica della nostra ditta. I prototipi lignei o i calchi in gesso, sono un come un dizionario visivo per il restauro strutturale e stilistico. Mentre i disegni architettonici del Maioli, più che schizzi preparatori, sono essi stessi opere d’arte. E poi, abbiamo un patrimonio di lettere e testimonianze, di personaggi della politica e della cultura che hanno apprezzato le nostre opere, come per esempio John Steinbeck e Luchino Visconti.

Quali vantaggi portano le nuove tecnologie in un mestiere dal cuore antico, come quello che si pratica nella vostra azienda?
R: La rete internet è una bella cassa di risonanza, dove – seppure nella confusione del mare magnum di siti – è importante fare valere la propria presenza, per aprirsi nuovi orizzonti. E poi, è fondamentale l’utilizzo delle nuove tecnologie, applicate all’alta qualità della nostra produzione. Così come ci piace sperimentare nuovi materiali, per esempio la resina, per alcune linee di oggettistica di arredamento.

Quali strade, nella sua esperienza, possono essere individuate per il ruolo di Firenze in un rilancio dell’artigianato artistico di alta qualità?
R: Firenze ha ancora tutti gli strumenti per essere leader nella promozione del bello di lusso, molti artigiani delle arti applicate sono ricercati in tutto il mondo per il loro sapere. Le faccio un esempio eclatante: il lavoro che abbiamo realizzato per il ripristino a Mosca delle sale S. Andrea e S. Alessandro del Cremlino, quelle dell’ultimo Zar Romanov. Dal 1998 al 2000, insieme agli altri artisti coinvolti – come Ferdinando Marinelli della celebre fonderia, I Vassalletti a cui si devono i raffinati parquet, solo per citarne un paio – abbiamo portato a termine la non facile ricostruzione delle stupende e lussuose sale, le cui preziose porte intagliate si aprono per ricevere i potenti della terra. Il racconto di quella esperienza è raccolto nel libro “Firenze nel cuore del Cremlino – Florence at the heart of the Kremlin. L’avventura di una ricostruzione – An adventurous reconstruction”, curato da Laura Lodigiani, edito da Giunti. È indubbio, quindi, che i mezzi li abbiamo. Il mio sogno continua ad essere quello di creare una rete di artisti di qualità, che attirino compratori dal mondo, dagli Emirati Arabi per esempio, per avere ancora una volta la possibilità di portare il bello e il ben fatto fuori dai nostri confini. Lavorare in squadra, selezionando i diversi fornitori di opera, è l’unico modo per ripartire in un settore, come quello dell’arte applicata, che dovrebbe essere un fiore all’occhiello del nostro Paese. Continuo a guardare lontano, come ha fatto mio padre prima di me e come farà mia figlia dopo…

© Tutti i diritti testuali sono riservati. Credits foto: Simone Cardi

2 COMMENTS

  1. Sono di Firenze, eppure non conoscevo questa realtà. Le nostre botteghe storiche sono la ricchezza produttiva del nostro Paese e mi fa piacere sapere che alcune di esse hanno ancora lo spirito per lottare contro la globalizzazione e l’appiattimento del prodotto. Vi è possibilità di visitare il laboratorio di Bartolozzi e Maioli?

LEAVE A REPLY


*