Paolo Staccioli e l’evoluzione della ceramica: dalle botteghe alle gallerie d’arte.

Paolo Staccioli e l’evoluzione della ceramica: dalle botteghe alle gallerie d’arte.

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Intervista a Paolo Staccioli, che ha fatto della ceramica il suo materiale di originale espressione artistica. La lavorazione, le creazioni e i progetti. Foto gallery.

Premessa e introduzione

Paolo Staccioli è attivo a Firenze dai primi anni 70 quando ha iniziato la sua carriera come pittore. Al termine degli anni ’80 prese vita il suo interesse per il bassorilievo e da qui il passaggio alla scultura, con la ceramica ed il bronzo come materiali di elezione. In particolare, è nell’uso della ceramica che Staccioli si è rivelato un grande innovatore. In quegli anni la ceramica non era certo considerata un materiale idoneo a rappresentare la creatività nell’arte contemporanea che privilegiava materiali meno tradizionali e subiva l’influenza della Pop Art, della Body Art e le suggestioni della videoarte. Infatti le scuole dei grandi maestri ceramisti di Firenze, Faenza, Napoli, erano famose per le loro manifatture classiche di vasellame e sculture in stile ottocentesco, per cui l’entourage culturale lo sconsigliò di intraprendere quella strada. Ma Staccioli è un libero pensatore, non ha mai avuto maestri, ha appreso le tecniche di lavorazione di questo materiale e ha iniziato a creare quello che il suo genio gli suggeriva.

Intervista a Paolo Staccioli

In una mattina di pioggia scrosciante di marzo, ho auto l’onore ed il piacere di essere ricevuta nel suo studio. Questo è il racconto della nostra chiacchierata.

D: “Paolo, come è nato l’amore per la ceramica?
R: “Passeggiando per i quartieri e le piccole vie del centro di Firenze, amavo soffermarmi presso le botteghe artigiane, ero affascinato dalla maestria degli antichi mestieri. Un giorno mi fermai presso una piccola scuola che insegnava prevalentemente a turisti stranieri a lavorare la ceramica. Ricordo che presi tra le mani un pezzetto di argilla ed iniziai istintivamente a lavorarlo tra le mani. È stato un momento ed ho capito che quel materiale povero e quella arte considerata minore e criticata dai colleghi, mi dava invece delle grandi soddisfazioni. Mi iscrissi così alla scuola di ceramica di Faenza, alla quale sono andato per anni tutti i sabati”.

I risultati sono sorprendenti. Le opere di Staccioli brillano veramente di una luce propria: si tratta della luce degli ossidi, dei solfati e dei nitrati che egli mescola ai colori che utilizza per decorare le sue creazioni di argilla refrattaria bianca. Le sue speciali tecniche di cottura danno il tocco finale a questa alchimia di sali e polveri, conferendo una brillantezza unica a queste sculture famose in tutta Italia, passando per New York, Londra, Parigi e Fuping. Lo studio di Paolo mi accoglie tra gli enigmatici Guerrieri a grandezza naturale, le sfere di varie dimensioni e la celebre serie dei Viaggiatori, in una giostra di barattoli di vernice, opere in progress e pezzi collocati nelle teche. I Viaggiatori attirano particolarmente la mia attenzione: rappresentano uomini di varie dimensioni, ben vestiti con le loro giacchette lucide e colorate. Mi colpisce che quasi tutti loro siano accompagnati da una sfera.

D: “Paolo, perché i tuoi viaggiatori portano delle sfere? È forse una sorta di contrapposizione al fatto che le loro teste sono così piccole?
R: “No. Il motivo per cui faccio le teste così piccole non c’è, è il mio modo di rappresentarle. Ma le sfere, quelle sì, un significato lo hanno. Nella nostra vita, crescendo dall’adolescenza all’età adulta, ognuno di noi si trova a perdere quella spensieratezza giovanile ed ad iniziare a portare in qualche modo dei pesi. Può trattarsi anche semplicemente di  preoccupazioni, ansietà, responsabilità, ma è certo che li portiamo“.

Mi colpisce notare come queste figure non siano soggiogate o deformate dal peso di queste sfere, ma rimangano eleganti ed erette in tutta la loro dignità. Si direbbe quasi che le sfere li accompagnino senza però turbarne l’essenza. Questi personaggi sono viaggiatori e le sfere richiamano con la loro forma il mondo stesso che essi attraversano, come se Paolo suggerisse che il ‘peso’ è una parte del viaggio e del nostro sperimentare la vita. Oltre alle sfere, c’è un altro motivo ricorrente nel percorso artistico di Staccioli: i cavalli. Li ritoviamo nei corpetti dei Guerrieri e nella produzione in bronzo, rielaborazione personale dei celebri cavalli di Paolo Uccello e di Leonardo. Traspare un po’ di commozione quando mi narra che non sapeva perché nelle sue sculture in bronzo creasse cavalli dalle forme molto morbide e con ruote, finché per caso, un giorno, ritrovò una vecchia foto del padre con la famiglia e rivide in quella immagine il cavallino a dondolo che tante volte lo aveva, a sua insaputa, inspirato.

Conclusione

Continuando il nostro viaggio tra le sue opere mi mostra anche le creazioni della figlia Paola, autrice di una sua personale ed originale produzione, dove la maestria e la tecnica ereditata dal padre si fonde al tocco femminile. Gli domando a quale opere stia lavorando adesso e la nostra mattinata si conclude parlando dei progetti di Paolo in corso, dei quali non anticipo niente ma che possono essere seguiti sul suo sito www.paolostaccioli.it

Paolo Staccioli è l’artista che ha elevato la ceramica da materiale artigianale ad opera d’arte da galleria, decretandone la rinascita nel panorama artistico contemporaneo internazionale.

V.Bechelli

 

 

 

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